La dieta fruttariana è una tendenza recente, considerata dai più come una deriva estremista del veganesimo.

Questo tipo di alimentazione prevede il consumo di sola frutta:

a differenza della dieta vegana, vengono aboliti in toto i cereali e i legumi e le verdure e ci si concentra su pasti di sola frutta.

Ovviamente questa dieta non può certo essere presa in considerazione come regime alimentare stabile di routine.

La dieta fruttariana è consigliata per periodi brevi in funzione detox, va sempre seguita sotto controllo di un medico specializzato e mai improvvisata.

Inoltre è bene specificare che la dieta fruttariana non deve diventare l’anticamera a disturbi alimentari di tipo ossessivo, come l’ortoressia o l’anoressia.

Una volta chiariti questi importantissimi concetti, vediamo come seguire una breve dieta detox in stile fruttariano.

Il massimo esponente di questa corrente, David Wolfe, sostiene che ci si possa nutrire di frutta senza badare al conteggio delle calorie, ogni qual volta sentiamo la necessità di mangiare: i pasti devono essere protratti nelle ore: infatti è bene lasciare passare del tempo tra un frutto e l’altro.

Alcuni aspettano 20 minuti, i più scrupolosi, come Wolfe, addirittura 90.

Se si sente la fame, è necessario continuare a consumare il frutto finchè non ci si sente sazi.

Un cambio di frutta è concesso al pasto seguente

Per esempio, per colazione una persona che segue il regime fruttariano potrebbe assumere succo di limone e melone.

Per pranzo pesche, arance, ananas.

Durante la giornata, all’insorgere della fame, può assumere fragole, fichi, prugne.

A cena invece uva, more e lamponi.

Durante tutta la giornata sono previsti implementi extra di frutta di vario genere.

I frutti ammessi in questa dieta possono raggrupparsi in varie tipologie: i frutti acidi (agrumi, kiwi, ananas, mele verdi, mirtilli, albicocche) i frutti dolci (banana, meloni, cachi) la frutta secca (datteri, fichi, prugne secche) frutti oleosi (cocco, avocado).

L’Health Promotion Program della Columbia University ha evidenziato i rischi di questa dieta protratta nel tempo, e come essa comporti una grave perdita di elementi nutritivi essenziali e dei sali minerali.

A chi desidera provare questa dieta raccomandiamo l’uso di integratori e di acqua minerale ben ricca di calcio.

Infatti due bicchieri di acqua ricca di calcio riescono ad eguagliare il quantitativo di calcio contenuto in un bicchiere di latte.

La dieta fruttariana è un regime particolarmente duro da seguire, sopratutto per l’isolamento sociale che spesso comporta: il cibo è occasione di convivialità nella vita quotidiana, e un fruttariano deve essere disposto a rinunciare a tutte quelle occasioni sociali nelle quali si consuma un cibo diverso dalla frutta, e a rinunciare addirittura a un semplice caffè in compagnia.
L’estrema rigidità di questa dieta rende difficile controllare la fame e può portare all’insorgenza di ansia generalizzata.

Per questo ed altri motivi di carattere biologico-nutrizionale questa dieta è sconsigliata come regime alimentare stabile.

É però possibile provarla per uno o due giorni alla volta per disintossicare l’organismo.

David Wolfe, massimo guru della dieta crudista e fruttariana  sostiene che l’uomo preistorico fosse esclusivamente frugivoro, ossia si nutrisse di sola frutta, e che il cibo degli onnivori sia un cibo “cimiteriale” ovvero non vivente (cibo cotto) oppure morto (carne e pesce) di nessun aiuto al corpo umano.

Nelle donne fruttariane si è osservata in quasi tutti i casi la scomparsa delle mestruazioni: questo sintomo è interpretato dalle frange fruttariane estremiste come un sintomo di recupero della salute.

Il ciclo mestruale, secondo i fruttariani incalliti, è infatti una manifestazione innaturale: le donne delle epoche passate non avevano mestruazioni.

La scienza però da sempre controbatte a questa argomentazione infondata con il fatto che la scomparsa del ciclo mestruale coincida tipicamente con stati di denutrizione e gravi carenze.

Le donne fruttariane che vanno incontro all’amenorrea infatti perdono temporaneamente la capacità di riprodursi.

Per mantenersi adatto questa vitale funzione infatti, il corpo umano necessita un peso accettabile: sia condizioni di sottopeso che di obesità inibiscono la funzionalità ovarica.

Alle donne che desiderano avvicinarsi a questa dieta, consigliamo un approccio molto soft, che non si protragga per più di due giorni per volta e che sia sempre seguito da un medico nutrizionista professionista con pianficazione e attento monitoraggio dei valori.

Questa dieta è una cosa seria e potenzialmente rischiosa, si raccomanda quindi la massima prudenza.

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