Fumare crea dipendenza

Una delle sfide più difficili da vincere è quella della dipendenza, di qualunque natura essa sia.

Anche la sigaretta, per quanto non considerata droga illegale, è un prodotto che a tutti gli effetti crea dipendenza, non solo dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista mentale.

Perché non si riesce a dire basta alla sigaretta

Nonostante tutte le campagne di informazione antifumo che si fanno sempre più fitte e allarmanti circa la pericolosità dell’uso reiterato della sigaretta sulla salute, i fumatori mostrano davvero una grande difficoltà ad abbandonare questa nociva abitudine.

Le statistiche dimostrano che il 90% dei consumatori di sigarette a base di nicotina falliscono nel tentativo di smettere di fumare, nonostante la ferrea volontà di partenza o la necessità di doverlo fare per patologie in corso.

La sigaretta, infatti, risulta scientificamente co-responsabile di infarti, ictus, tumori, etc, così come contribuisce a peggiorare lo stato di alcune malattie già presenti, ma nonostante questa diffusa consapevolezza e l’incalzare delle leggi antifumo, smettere di accendere una sigaretta smbrerebbe un’impresa titanica.
Il motivo alla base di tanta difficoltà risiede nel contenuto delle sigarette, ovvero la nicotina: si tratta di un alcaloide naturalmente presente nel tabacco, in grado di stimolare le attività cerebrali del piacere, modulandole verso una sensazione di benessere piacevole.

La nicotina inoltre migliora la memoria e la concentrazione, apportando anche una percezione, in questo senso, falsamente benefica.
Ma poiché il benessere provato dal fumatore nel momento in cui la nicotina entra in circolo è assolutamente transitoria, torna a breve la necessità di riassaporare quel gusto e quel piacere così sottile ma presente.

La nicotina del tabacco crea dipendenza

Tale affermazione è stata ormai ampiamente dichiarata in molte circostanze da medici e professionisti del settore, oltre che dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha definito le sigarette “uno strumento di morte verso cui la neutralità non è possibile“.
Il paradosso cardine della sigaretta è quello di creare un apparente stato di benessere che, però, nel lungo termine si rivela completamente nocivo:

diversi studi dimostrano che nell’immediato la nicotina contenuta nelle sigarette è in grado di stimolare la concentrazione, l’attenzione, l’apprendimento e la memoria andando a legarsi ai neuroni cerebrali di speciali sezioni deputate a queste attività;

nel tempo, invece, l’uso continuativo di nicotina comporta gradatamente un degrado della funzionalità plastica dei neuroni di adattarsi alle situazioni cangianti e diverse, intaccando proprio le stesse zone di apprendimento e concentrazione che inizialmente sembrano trarne vantaggio.
Poiché la sigaretta è “un male” a lungo termine, è chiaro quanto deleterio sia il vizio del fumo.

Sigarette: la dipendenza fisica

Chiunque pensi che fumare le sigarette sia un vizio legato all’abitudine del gesto e del rituale fa un grave errore, perché la sigaretta crea una vera e propria dipendenza chimica.
Dal punto di vista biologico, nel momento in cui il fumatore accende la sigaretta e ne inspira il fumo, la nicotina in essa contenuta entra in circolo e raggiunge, attraverso il sangue e i polmoni, le strutture cerebrali.

Qui si lega soprattutto ai recettori della dopamina, principali responsabili delle sensazioni di benessere psico-fisico.
Il problema principale delle sigarette è che la nicotina crea un vero e proprio stato di dipendenza fisica e farmacologica, infatti agisce al pari delle droghe comuni:

Quantità di nicotina

la quantità di nicotina assorbita con la prima sigaretta sarà via via sempre più insufficiente a ricreare lo stato emotivo di benessere innescato dalla quota iniziale, per cui il fumatore sentirà sempre più il bisogno fisico di assorbire quantità ogni volta maggiori.
Più si proseguirà con il vizio del fumo, più crescerà l’esigenza di aumentare il quantitativo di sigarette fumate, nel tentativo inconscio di fornire al corpo la proporzione nicotinica giusta per sortire lo stesso primo effetto di paciere.

Belle sensazioni

L’altro immenso paradosso provocato dalla nicotina è che in prima istanza essa produce una sensazione ansiolitica e antidepressiva, agendo quindi anche sull’umore a livello cerebrale; a lungo andare, però, la stessa riproduce effetti contrari sia per una questione di adattamento funzionale dell’organismo, che si abitua alla quantità di nicotina la quale risulta ormai insufficiente per lo scopo, sia per una questione di incremento di ansia e depressione, nel momento in cui si sospende anche solo temporaneamente il fumo.

Ciò che succede è che il fumatore riduce man mano anche il tempo di intervallo tra una sigaretta e la successiva, perché il corpo vive il malessere dell’astinenza da nicotina nel momento in cui si perde il legame biologico con i recettori della dopamina.
Il risultato, dunque, è un incremento non solo della quantità di sigarette fumate nelle 24 ore, ma anche una riduzione degli intervalli tra le sigarette.

Dipendenza psicologica

Purtroppo la beffa del vizio del fumo non si ferma solo al circolo vizioso del beneficio temporaneo della nicotina che innesca un girotondo di assuefazione e dipendenza, ma tocca un bisogno emotivo che molto rapidamente si trasforma in una vera e propria dipendenza anche psicologica.
Quest’ultima è innescata proprio dall’atto gestuale che in maniera incredibilmente frequente è a sua volta legato alla socializzazione.
La prima sigaretta, infatti, la si accende in gruppo, con gli amici, per imitazione di qualcuno che si ammira, per sentirsi più grandi, più sicuri e più attraenti.
Nel tempo, poi, lo stimolo all’accensione della sigaretta viene incentivato nelle circostanze sociali quando più persone condividono lo stesso vizio: diventa una sorta di identificazione nel gruppo che, inconsapevolmente, consente di sentirsi accettati e parte della società in cui si vive.
A questa dipendenza psicologica involontaria bisogna poi associare anche la capacità della gestualità legata al fumo di scaricare ansia e nervosismo, per il solo fatto di essere impegnati in un momento dedicato al proprio relax.
Questa dipendenza psico-gestuale risulta essere addirittura più difficilmente sdradicabile, persistente e longeva della dipendenza farmacologica e fisica, perché molto più emotiva ed inconsapevole.
Non bisogna inoltre tralasciare che molto spesso l’accensione della sigaretta diventa un momento in cui il soggetto fumatore scarica la propria frustrazione in un gesto e in un atto specifico che, una volta interrotto, non troverà più valvola di sfogo.

Non sono rari, infatti, i fumatori che una volta spenta l’ultima sigaretta controbilanciano il bisogno della stessa con il cibo, ingrassando di riflesso.
Inoltre, molti fumatori sono spinti verso la scelta di smettere solo perché motivati da situazioni collaterali esterne, come una patologia, la morte di un parente o un caro amico per tumore ai polmoni, controindicazioni specifiche per il proprio stato di salute etc, che in fondo risultano insufficienti a mantenere solida la decisione, facendo spesso ricadere nel richiamo al fumo in momenti di maggior frustrazione e stress.

Il business della dipendenza da sigarette

Sebbene già nel 1963 fosse chiaro alle aziende di produzione del tabacco che la nicotina creava dipendenza fisica quanto psicologica, le stesse per molti anni hanno preferito tacere e continuare ad affermare in pubblico che la ricerca continua del fumo dipendeva dal benessere prodotto e dal particolare sapore che la nicotina ricreava.

Col tempo è finalmente venuta a galla la verità su questo immenso commercio mondiale: le sigarette creano dipendenza tanto quanto una droga.
Il problema della dipendenza dalla nicotina contenuta nelle sigarette comuni non è però l’unico inganno del business legato a questo prodotto, perché il fumatore tende ad andare incontro ad uno stato di assuefazione man mano che continua a fumare: il meccanismo, dunque, porta ad una ricerca sempre più frequente e maggiore delle sigarette, determinando un consumo quotidiano notevole.
Negli anni passati, inoltre, le sigarette sono state uno strumento anche cinematografico che aumentava l’aura di mascolinità di alcuni attori insinuando così, in maniera assolutamente sottile, l’istintiva forte attrazione verso la sigaretta.
A questo punto la nicotina e quindi la sigaretta, possono essere considerate a tutti gli effetti degli agenti farmacologici ad azione psicotropa che innescano dipendenza fisica e psicologica.

Gli effetti dell’astinenza da sigaretta

L’ulteriore difficoltà del fumatore incallito di dire addio al vizio del fumo dipende anche dai sintomi legati all’astinenza.
Come una droga, infatti, la riduzione della concentrazione di nicotina nel sangue e a livello cerebrale comporta tutta una serie di quadri sintomatologici che alcuni fumatori dall’intenso consumo hanno difficoltà a gestire.
Nella sintomatologia più comune da astinenza da sigaretta si riconosce: frustrazione e rabbia, desiderio sempre più accentuato di cedere di nuovo alla sigaretta, insonnia, irrequietezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione e di gestione delle incombenze quotidiane, ansia, impazienza, depressione, stitichezza, aumento della fame e conseguente aumento di peso.
Proprio per questo motivo, nonostante vi sia qualche caso sporadico di fumatori capaci di interrompere la loro relazione con la nicotina in maniera drastica, nella maggior parte dei casi questa interruzione rappresenta quasi uno shock fisico e una oggettiva difficoltà psicologica, per cui diventa importante farsi guidare.

Il primo passo è però la convinzione personale, salda e veritiera, perché senza di essa il rischio di fallimento, così come la possibilità di un ritorno sui propri passi, sono davvero altissimi.